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U' PapunMolfetta , 29 luglio 2010 Tra le band più amate dal pubblico e rispettate dai colleghi in città (per conferma fare riferimento ai complimenti inviati dalle colonne della nostra rubrica) ci sono sicuramente gli U’ Papun. Attivi dal 2005, propongono quella commistione tra canzone d’autore e teatro che in Puglia vanta un’ottima tradizione, aggiungendo però una massiccia ‘sporcatura’ rock che rende i loro pezzi originali e avvincenti. Chi volesse apprezzarli dal vivo potrà farlo stasera, venerdì 18 giugno, alle 21,30 in Largo Lago Dentro a Terlizzi alla finale regionale del Festival Pub Italia, concorso nazionale per band emergenti, dove sfideranno Rekkiabilly, Z.E.D. e Claudia De Palo e Rosario Le Piane. Gli U’ Papun sono Alfredo Colella (voce), Gigi Lorusso (chitarre), Enrico Elia (tastiere), Mario Orlandi (basso), Cristiano Valente (batteria) e Davide Caselli (chitarra acustica). Alle nostre domande risponde Alfredo. Il gruppo nasce nel 2005 spinti dalla voglia di contaminare sonorità popolari, non soltanto nostrane, al rock e alla musica d’autore, con una certa cura per l’aspetto scenico e teatrale del nostro show. Nel corso di questi anni, oltre ad aver tenuto una serie di concerti nel Sud Italia, abbiamo partecipato a molti concorsi di rilevanza nazionale come il casting di Roxy Bar di Red Ronnie, la finale nazionale di MarteLive nel 2008 a Roma o le semifinali nazionali del CityMusicLab, e aperto i concerti di artisti del calibro di Teresa De Sio, Après la Classe, Rezophonic e Goran Kuzminac”. Il nome deriva da un personaggio della nostra tradizione, il così detto “uomo nero” che spaventa i bambini. Nel nostro caso, visti i tempi, è un uomo nero che spaventa un po’ tutti, un’oscurità che viene rappresentata tra le righe nei testi e nelle musiche del progetto. Ovviamente ci teniamo a sottolineare che il nome è scritto sbagliato per evitare di essere scambiati per un gruppo di musica tradizionale, piuttosto che per un gruppo rock. Anche un tantino provocatorio”. Quello che fanno fondamentalmente sono canzoni, con una cura quasi maniacale sul tipo di sound da riprodurre e sugli arrangiamenti. Siamo in continua evoluzione, perché non ci piacciono le definizioni, né tantomeno venerare il passato. Oggi abbiamo a disposizione una conoscenza che ci permette di “divertirci” in base alle nostre esigenze artistiche e, perché no, anche commerciali. Attualmente comunque proponiamo una contaminazione tra folk-etno-funk-rock e cantautorato”. Pubblicare finalmente il nostro primo disco e lavorare subito alle nuove idee che bollono in pentola sia musicali che sceniche. Ci siamo quasi anche se non possiamo dare ancora notizie ufficiali, ma a breve Il nostro live si sposa molto bene sia sui palchi grandi, in piazza, dove viene messa in evidenza la nostra anima più feroce, sia in teatro, nella veste più intimista, dove si può godere meglio della raffinatezza negli arrangiamenti, della ricerca intepretativa e scenica”. Uno dei concerti più belli è stato lo scorso anno alla Festa della Birra di Cassano, dove abbiamo registrato il sold-out. Si é creata una bellissima situazione in cui il pubblico ha ballato, nei momenti più danzerecci, e ha osservato con attenzione i momenti più ricercati. Fare un sold-out per un gruppo emergente che non ha ancora pubblicato un disco, è davvero un “numero” da tener conto”. In questo periodo storico il vantaggio sta nel fatto che la nostra regione è molto ricca e piena di idee innovative. Soprattutto in campo artistico i pugliesi stanno dando una bella dimostrazione al resto della nazione. Lo svantaggio resta la distanza con grandi città culturali come Roma, Bologna o Milano. Per un gruppo che si autofinanzia è faticoso e costoso spostarsi con facilità per promuoversi. L’importante comunque è lavorare ed agire sempre con intelligenza”. Un gruppo barese a cui vorreste fare i complimenti? “Sicuramente i nostri amici Camilloré, con i quali abbiamo condiviso tanti palchi. Poi vorremmo segnalare e complimentarci con Paologatto, di cui abbiamo apprezzato molto l’opera prima pubblicata da poco, consigliandovi l’ascolto”. Felice Panunzio |