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I trapianti d' organo...Molfetta, 27 Novembre 2010 Il cammino della medicina negli ultimi 50’ anni ha subito un'accelerazione tale per cui molti sogni coltivati dall'uomo nei secoli passati si sono tradotti in realtà. Tra questi la possibilità di eseguire trapianti di organo da un donatore a un ricevente. Oggi rene, polmone, cuore, pancreas, fegato possono essere trapiantati con successo, consentendo a molti malati di prolungare la propria esistenza in modo soddisfacente. Ciò è stato reso possibile grazie ai progressi congiunti compiuti in numerose discipline: la rianimazione, l'immunologia, la farmacologia e la chirurgia. Le conquiste della medicina tecnologica, se da un lato ci rallegrano e ci danno speranza, dall'altro aprono problemi nuovi. Il trapianto è un intervento salvavita per migliaia di persone la cui malattia ha raggiunto uno stadio ormai terminale. Rappresenta una speranza concreta per chi soffre, ma anche un gesto di generosità, di solidarietà, di altruismo da parte del donatore e dei suoi familiari, nonché la possibilità di perpetuare, attraverso l'organo donato, la propria vita oltre la morte. I dilemmi aperti rimangono però tanti. Un tempo la morte rappresentava un evento netto, definitivo, coincideva con la cessazione del respiro e, in epoche più recenti, con l'arresto del cuore. Le nuove tecniche di rianimazione hanno spostato il concetto di morte a un altro organo: il cervello, o più propriamente l'encefalo. La morte cerebrale, l'elettroencefalogramma piatto, l'assenza dei riflessi del tronco cerebrale sono oggi i criteri impiegati per accertare la morte di una persona. Infatti su un cadavere con cuore battente è possibile eseguire il prelievo di organi per il trapianto, che necessita tecnicamente di tessuti ben irrorati e funzionanti. Al di là degli inquietanti calcoli e commerci criminali, legati al traffico di organi, di cui la stampa ha denunciato a più riprese l'esistenza, sono concetti, quelli introdotti dalla medicina contemporanea, troppo recenti perché l'uomo della strada non reagisca istintivamente con angoscia e sgomento. Michele Zema |