Il lavoro...
Molfetta, 26 Novembre 2010
L'uomo che appartiene alle regioni opulente del pianeta, che fa parte delle società più ricche dell'Occidente, dedica normalmente molte ore della sua giornata al lavoro. Il lavoro è dunque una realtà importante. Esso contribuisce fortemente a definire l'identità di una persona. Sembra che negli Stati Uniti, dalla risposta alla domanda "Che lavoro fai?", si deduca totalmente il valore umano da attribuire all'interlocutore.
Non è sempre stato così. Nella Grecia antica i filosofi, che hanno contribuito a fondare la nostra civiltà, lasciavano il lavoro materiale agli schiavi. Nel corso dello sviluppo del pensiero occidentale, molti pensatori hanno criticato l'ideologia del lavoro; altri hanno esaltato, invece, l'ozio. Oggi, nelle società ricche, non sono più rari coloro che possono vivere rinunciando a lavorare o dedicando al lavoro retribuito una minima parte del loro tempo. Al contrario, alcuni senza lavorare vanno in crisi, non riescono mai a staccare, nemmeno in vacanza, si trattengono al lavoro oltre l'orario stabilito, si portano il lavoro a casa anche nei week-end. Si tratta dei cosiddetti workholic, dipendono dal lavoro come fosse una droga. C'è poi chi afferma che la civiltà del lavoro è finita, non c'è più lavoro sufficiente per tutti. La nostra dovrà diventare una società del tempo libero. Personalmente penso che il lavoro sia importante per l'esistenza umana, ma nello stesso tempo ritengo che nessuna persona deve essere identificata col proprio ruolo, ridotta alla propria mansione. La personalità umana è così ricca e complessa che non può essere compresa nella sola dimensione lavorativa. Il lavoro, tuttavia, può diventare occasione di creatività, dedizione, responsabilità, utilità sociale, amore verso il prossimo. In una parola, il lavoro può diventare uno degli strumenti più preziosi al servizio dell'autorealizzazione dell'individuo.
Michele Zema
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