La "crisi dei valori"


Molfetta, 13 agosto  2009


La spaventata "crisi dei valori" è una realtà molto più sfumata di quanto si creda. La”crisi dei valori”  significa ammettere che in epoche passate si sia vissuta un'età dell'oro in cui questi valori erano in auge e diffusi universalmente. Per le nostre conoscenze della Storia, questa epoca non mi sembra mai esistita. Sì , forse il Medioevo conosceva una stabilità ed immutabilità di riferimenti etici e religiosi oggi scomparsa, ma la maggior parte della popolazione viveva nell'indigenza, nella sporcizia, nell'ignoranza, nell'assoggettamento all'autorità. L'"individuo" come lo conosciamo oggi nemmeno esisteva.
I "mostri" contro cui dobbiamo combattere dentro e fuori di noi ogni giorno, sono abbastanza conosciuti: l'economicismo, il consumismo, l'egoismo, l'edonismo esibizionista, il prevalere, in genere, della sfera materiale su quella spirituale. La massa, di cui facciamo parte, si lascia facilmente sedurre dai messaggi televisivi e pubblicitari, dal cinema di facile consumo e di dubbio valore artistico, dalle pubblicazioni dedicate al vasto pubblico, dove i protagonisti sono belli, levigati, sorridenti, possiedono automobili lussuose e gadget elettronici del tutto inutili, vivono in dimore sfarzose, godono di un successo che ha arriso loro senza alcun impegno o fatica, vivono quasi esclusivamente nella dimensione del tempo libero, non hanno nessun tipo di problema serio, adulto e nessuna preoccupazione quotidiana degna di questo nome. Anche se troviamo un po' assurdo demonizzare questo tipo di messaggio, che, seppure come caricatura, esprime una parte almeno delle aspirazioni dell'uomo occidentale.
Nella vita reale ci si ammala, si invecchia, si muore, si lavora, si rischia, si vive ogni genere di affanno. La rincorsa al successo economico da ottenere senza troppe remore etiche e la vita vissuta all'insegna del divertimento sfrenato portano l'uomo moderno a provare penosi sentimenti di solitudine, di noia, di insicurezza, di vuoto esistenziale, di profondo disorientamento morale. Questo fatto è paradossalmente acuito, anziché lenito, dalla libertà di cui gode l'uomo contemporaneo, dalla molteplicità di opzioni fra cui è chiamato a scegliere, in assoluta solitudine, senza riferimenti certi, senza guide che non siano il profitto economico e l'interesse personale. Viviamo oltretutto in un epoca di trasformazioni vertiginose, di cambiamenti continui, di complessità crescenti che esigono capacità di risposta non comuni e rischiano di schiacciare l'individuo facendolo sentire ancora più impotente ed insicuro. Inoltre, negare o almeno comprimere, la parte spirituale dell'uomo, come fa più o meno coscientemente l'Occidente, porta a recrudescenza tutta una serie di mali sociali: la criminalità, il suicidio, la violenza, l'alcolismo, la droga, la cosiddetta "malattia mentale". In parte questo è il prezzo che si deve pagare al progresso, alla democrazia e alla libertà. 



Michele Zema





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