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Emergenza rifiuti...Molfetta, 10 Settembre 2010 La società occidentale produce una mole elevatissima di merci e di oggetti da consumare. Mentre in epoche passate si tendeva a conservare, a riparare e a riciclare, al contrario il nostro odierno sistema di vita, centrato sul consumismo, produce una ingente quantità di rifiuti da smaltire. Persino gli esseri umani, presi nel vorticoso, efficientista e globalizzato ingranaggio del turbocapitalismo, possono facilmente diventare rifiuti ingombranti, di cui ci si libera a fatica. La società contemporanea ha raggiunto una complessità tale da risultare sempre più difficile da governare. Metropoli da milioni di abitanti richiedono, affinché la vita vi si svolga in modo gradevole e ordinato, amministrazioni competenti e coordinamento fra le diverse istituzioni. Non basta. In una società ad elevata complessità ogni singolo cittadino deve comportarsi in modo responsabile; ciascuno deve fare il proprio dovere, perché il benessere individuale e la cosiddetta qualità della vita coincidono sempre più con il buon andamento della cosa pubblica e col raggiungimento dell'interesse generale. Tutti sogniamo, infatti, di vivere in una realtà in cui poste, scuole, ospedali, biblioteche funzionino, dove, quando ci presentiamo ad uno sportello qualsiasi, siamo trattati con cortesia e disponibilità. Tutti desideriamo comperare auto, telefoni, frigoriferi, computer privi di difetti. Tutto questo richiede uno sforzo collettivo, un'assunzione di responsabilità da parte di tutti, perché tutti, a turno, siamo produttori e consumatori. A Napoli purtroppo questi due aspetti della realtà quotidiana, complessità e consumismo, sono andati in cortocircuito. La città, due milioni di abitanti, una delle città più belle del mondo è stata sommersa dai rifiuti, come hanno documentato impietosamente tutte le agenzie informative del villaggio globale. Napoli ha rappresentato, nel gennaio del 2008, il nodo intricatissimo della crisi economica, ma soprattutto civile, culturale e morale in cui si dibatte il nostro Paese. Cattiva amministrazione, ampie zone del territorio nelle mani della criminalità organizzata, affarismo, connivenze fra burocrazia e malavita, arretratezza, disprezzo della cosa pubblica, egoismo familista, fatalismo, parassitismo, vittimismo e anarchia hanno prodotto un disastro che offre in tutto il mondo un'immagine dell'Italia assai poco lusinghiera e che produce riflessi economici e di prestigio internazionale del tutto negativi. Michele Zema |