![]() <<< Articoli Precedenti L' Unione europea... Le Brigate Rosse e il sequestro di Moro... La scuola... La sanita' ... Violenza negli stadi Mass media... L' articolo 18 La scienza e la tecnica... Il doping... Gli anziani La solitudine.. Dopo ricerche ed indagini si riesce a scoprire il nome del Killer dell' Unabomber Rischio pensione per "Senatori" e quelli della Camera i "Parlamentari" Le presenze straniere in Italia Il conflitto tra palestinesi ed israeliani... Articoli Successivi >>> |
Le Brigate Rosse e il sequestro di Moro...Molfetta, 9 Luglio 2010 Il 16 marzo 1978 fu uno dei giorni più drammatici della storia della Repubblica. Un commando terrorista sequestrò l’onorevole Aldo Moro, presidente del maggior partito italiano, la Democrazia Cristiana, dopo averne trucidato i componenti della scorta. Moro si stava recando in Parlamento, dove, proprio quel giorno, doveva essere varato il primo governo italiano con il sostegno del Partito Comunista, alla cui costruzione Moro aveva lavorato alacremente. Seguirono giorni di tensione che coinvolsero l’intera nazione. Nonostante i mezzi utilizzati per localizzare la prigione in cui l’uomo politico pugliese era segregato. Cominciano intanto a pervenire lettere, pubblicate anche dai giornali, in cui il prigioniero invocava i dirigenti di partito e le massime autorità dello Stato di avviare con il partito armato una trattativa per il suo rilascio, eventualmente uno scambio di prigionieri. Lo stato italiano scelse la linea della fermezza. Irremovibili, forse in questa risoluzione consigliate dalla diplomazia americana, le somme autorità politiche rifiutarono di trattare con i brigatisti. Soltanto il Partito Socialista di Bettino Craxi scelse la trattativa, ma rappresentava una posizione assolutamente minoritaria. Numerose lettere dalla “prigione del popolo”, ritenute da molti esperti autentiche. E i suoi ex amici e la dirigenza del partito che a una soluzione umanitaria del suo caso preferivano l’intransigenza della ragion di Stato. Il 18 aprile perviene il comunicato numero sette delle BR, che dichiarava l’avvenuta esecuzione di Moro. E’ autentica invece la cortese e drammatica telefonata con cui il 9 maggio un brigatista comunica al professor Franco Tritto, amico di Moro, che il corpo dello statista si trovava in via Castani, situata fra Botteghe Oscure e Piazza del Gesù, nel bagagliaio di una Reanult 4 rossa. L’assassino di Moro rappresentò il culmine della potenza brigatista, ma anche il crinale dopo il quale la popolarità delle Br andò rapidamente scemando. Dal quel giorno la violenza non viene più accettata, nemmeno dalla minoranze più turbolente, come mezzo legittimo di risoluzione dei conflitti. Michele Zema |