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La precarieta' ...Molfetta, 8 Maggio 2011
L'ultima riguarda i giovani liceali e universitari che si sono ribellati al Cpe, quel decreto Come già avvenne nell'ormai storico Sessantotto, le piazze francesi sono state di nuovo teatro, negli ultimi tempi, delle più dure rivolte giovanili. A livello governativo sul primo impiego che permette alle aziende di licenziare, senza addurre giustificazioni, i giovani sotto i 26 anni di età, entro i primi due anni di prova. Le scene di devastazioni, scontri con la polizia, ferimenti, che i media hanno diffuso con la consueta, zelante, realistica e trucida dovizia di particolari lasciano atterriti, confusi e non sembrano allo spettatore il modo più adatto di incanalare la protesta. Tuttavia non si può nascondere che esista, nel cosiddetto mondo ricco, Europa e Nord America, un nuovo problema, economico, ma prima ancora umano, esistenziale, che colpisce soprattutto la fascia più giovane della popolazione: è la condizione di precarietà lavorativa in cui versano milioni di soggetti che si affacciano al mercato del lavoro. Giovani con alta scolarizzazione, diplomati e laureati, anche con ottimi voti e con profili professionali tecnico-scientifici in teoria appetibili dalle aziende, faticano a trovare lavoro, o, se lo trovano, si tratta di un lavoro a tempo determinato, spesso non corrispondente alle aspettative e inadeguato agli studi portati a termine. Per giunta, i bassi salari corrisposti non permettono ai giovani di emanciparsi dalla famiglia di origine e di concepire e realizzare un proprio progetto esistenziale: comperarsi un'abitazione, sposarsi, fare figli, godersi il tempo libero, costruirsi una carriera. È molto difficile, seguendo i dibattiti televisivi, leggendo i giornali o persino saggi specifici sull'argomento farsi un'idea meno che approssimativa delle cause del fenomeno. Michele Zema |