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La legalita' ...Molfetta, 20 aprile 2011
Parcheggiamo in seconda fila, usiamo il cellulare quando siamo al volante, non rispettiamo le precedenze quando stiamo in fila ad uno sportello, imbrattiamo l'ambiente, ci assentiamo dal lavoro anche se non siamo realmente ammalati, evadiamo le tasse, sofistichiamo gli alimenti, ci facciamo raccomandare, chiediamo e concediamo favori calpestando con noncuranza i diritti altrui. Noi italiani siamo un po' fatti così. Il nostro carattere nazionale, ammesso che sia così facile identificarlo, e sempre con la cautela cui ci devono indurre le generalizzazioni, si è forgiato in secoli di dominazioni straniere, di sfiducia e nello stesso tempo di qualunquistica acquiescenza verso il potente di turno, di insufficiente senso di appartenenza alla comunità nazionale. Siamo il paese di Machiavelli e Guicciardini, le cui filosofie superficialmente assimilate ci inducono all'esaltazione dell'astuzia e alla cura del nostro interesse particolare. Siamo individualisti, anarchici, capaci di grandi ed isolati gesti eroici, ma più spesso di comportamenti meschini e immorali. In una congiuntura economica particolarmente difficile come quella attuale, che vede il nostro Paese arrancare nella competizione globalizzata dei mercati ed incapace di sviluppare quella coesione e unità di intenti, necessarie a risollevare le sorti nazionali, la questione della legalità acquisisce un'inevitabile centralità nel dibattito politico e culturale. Non passa giorno senza che i media segnalino scandali e storture. Le librerie pullulano di saggi di denuncia del malcostume e della corruzione, che caratterizzano la vita nazionale quasi in ogni ambito. Si descrive ormai l'Italia, con credibili argomentazioni, come un Paese ingessato in caste arroccate nella difesa dei propri privilegi e sorde alle istanze dettate dall'interesse generale, col sistema economico e sociale nazionale ormai al collasso. Michele Zema |