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L' adolescenza...Molfetta, 28 gennaio 2011
Gli psicologi dell'età evolutiva sogliono distinguere due tipi di adolescenza: la prima adolescenza, che va dagli undici-dodici anni ai quindici-sedici, in cui predominano i mutamenti corporei e l'attaccamento al gruppo degli amici, e la seconda adolescenza, che va dai sedici-diciassette ai venti-ventuno anni, in cui si sperimenta il rapporto di coppia e in cui domina una maggiore introspezione. A mio avviso, le classificazioni sono importanti, perché ci permettono di generalizzare, ma, allo stesso modo, sono approssimative, lasciano il tempo che trovano: la vita è un processo dinamico, che non ammette tagli netti, soluzioni di continuità, etichette definitrici e definitive. Consapevoli di ciò, si può affermare che l'adolescenza sia uno dei passaggi più pericolosi dell'esistenza. Sembra, infatti, che la percezione del rischio nell'adolescente sia diversa da quella dell'adulto. È il periodo perciò in cui si è più esposti a pericoli di ogni tipo, interni ed esterni. L’adolescente è più esposto, a causa della propria inesperienza della vita, ma a volte anche per la forza del suo idealismo, alla seduzione di ideologie violente, totalizzanti, perniciose. Ideologie religiose e politiche, oppure idee propalate da sette di ogni tipo, guidate da ciarlatani o magari costrutti mentali bizzarri propagandati da qualche persona che l'adolescente reputa autorevole. L'adolescente sottopone ad esame ogni idea che gli è stata inculcata nell'infanzia, ma nello stesso tempo è un conformista, nutre un profondo bisogno di appartenenza e di approvazione, vuole essere accettato dal gruppo che reputa per lui significativo. Molta influenza esercita per esempio, in questa età, sulle opinioni e sui comportamenti degli adolescenti, il gruppo dei pari. E, purtroppo, la psicologia ci insegna che non sempre i leader dei gruppi sono le persone più equilibrate. Di qui, per esempio, i deprecabili e inquietanti episodi di bullismo e di violenza giovanile. L'adolescenza è l'età della vita in cui si è più esposti al suicidio, all'abuso di alcol e droghe, alla depressione, alla nevrosi, alle condotte antisociali, ai disturbi del comportamento alimentare (anoressia e bulimia), agli incidenti stradali. Tutte situazioni in cui le istituzioni hanno il dovere di vigilare e intervenire per ridurre al minimo il numero e l'intensità di drammi personali e familiari. Michele Zema |