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Il Welfare State...Molfetta, 19 gennaio 2011
Per Welfare State (o Stato sociale) si intendono tutte quelle misure che lo Stato intraprende per difendere i cittadini contro i cosiddetti rischi della vita e i danni creati dal mercato: la disoccupazione, l'invalidità, la malattia, la vecchiaia. La nascita ufficiale del Welfare si deve a Lord Beveridge, economista e uomo politico inglese, autore nel 1942 del rapporto Social Insurance and Allied Services ("Assicurazioni sociali e servizi connessi") meglio conosciuto come Piano Beveridge. Ma elementi di protezione sociale erano già stati introdotti in Europa, fin dall'Ottocento. Per esempio, già nel 1880 Bismark concepisce per la Germania il "programma nazionale obbligatorio delle assicurazioni". Si tratta di iniziative che, al contrario di quanto comunemente si crede, non nascono direttamente dalle lotte dei lavoratori, ma sono elaborate da elite liberali quando non apertamente conservatrici, preoccupate sì da un ipotetico scontro sociale, ma anche dall'indebolimento fisico delle nuove leve militari. Mentre in Europa le garanzie sociali sono state fatte proprie dalla maggioranza dei cittadini e dei lavoratori, in America il sistema di welfare è guardato con sospetto, perché si teme che esso deresponsabilizzi il singolo e gli tolga quell'iniziativa e quella spinta a darsi da fare, necessarie alla sopravvivenza e al progresso individuali e collettivi. Da alcuni anni il sistema di protezione sociale è in crisi anche al di qua dell'Oceano e in principale modo in Italia. Nell'agenda politica nazionale la riforma del Welfare costituisce una delle priorità più scottanti, fonte di dibattiti, di polemiche, di possibili e temuti scivoloni elettorali. Il debito pubblico di grandi dimensioni, eredità di decenni di finanza pubblica allegra, che ci hanno portato a vivere al di sopra delle nostre possibilità, unitamente all'invecchiamento progressivo della popolazione, dovuto alla bassa natalità, ma soprattutto allo straordinario miglioramento delle condizioni di vita, costringono chi ci governa a varare al più presto una riforma dei sistemi pensionistici, sanitari e di sostegno alla disoccupazione. Il gettito finanziario dello Stato, ottenuto tramite la tassazione dei cittadini, non consente più di sostenere l'attuale rete di garanzie. Dovremo a malincuore abituarci all'idea di andare in pensione più tardi e con un reddito minore e di contribuire, magari parzialmente ma direttamente, alle spese per la sanità e l'istruzione. Michele Zema |