Lo stress...


Molfetta, 13 gennaio 2011

 

In molti abbiamo l'impressione di vivere in un'epoca particolare, dominata dall'ansia, dalla frenesia e dalla tensione, insomma da quello che forse un po' impropriamente, prendendo a prestito un vocabolo più adatto alla scienza delle costruzioni che alle scienze della vita, chiamiamo stress.

Non abbiamo prove incontrovertibili che la nostra sia un'epoca storica in cui il nervosismo sia in aumento e forse sottovalutiamo gli affanni, le paure e le angosce delle età storiche precedenti.

Tuttavia è innegabile che, dalla rivoluzione scientifica e industriale in poi, dalla nascita compiuta della modernità, l'uomo occidentale percepisca la propria esistenza e la propria coscienza in modo diverso, profondamente diverso da quello delle epoche passate.

Privo di certezze, consegnato a un mondo sempre più artificiale, l'uomo moderno e ancor più quello contemporaneo sente franare il terreno sotto i propri piedi e avverte di appartenere a un'età di crisi e di grandi ambasce. Mentre l'uomo medioevale, secondo la vulgata corrente, viveva nella fede in Dio, era quasi tutt'uno con la comunità d'appartenenza e le sue attività seguivano i ritmi ciclici della natura e delle stagioni, l'uomo moderno, al contrario, si è assunto il pesante fardello di ragionare con la propria testa ed è stato espropriato del proprio contatto con la natura, per mezzo soprattutto del lavoro industriale che lo ha alienato sempre più da sé  medesimo Le macchine, l'orologio, l'illuminazione elettrica, l'organizzazione sempre più metodica e parcellare del lavoro, lo hanno consegnato a un mondo artificiale che ha avuto e continua ad avere ripercussioni negative sul suo corpo e sulla sua psiche. Oggi sappiamo come mente e corpo siano molto più in contatto di quanto non pensasse Cartesio e che gli affanni, le fatiche fisiche, ma anche psichiche, i ritmi innaturali sostenuti hanno profonde ripercussioni sulla salute di organi e apparati. L'organismo si adatta per un certo periodo a uno stress prolungato, poi cede e subentra la malattia.



Michele Zema





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