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La scuola...Molfetta, 16 giugno 2010
La scuola non riguarda soltanto il popoloso universo di studenti, insegnanti e politici, ma riguarda l'intera comunità nazionale. Prendersi cura di istituti, licei e università e dei loro problemi è interesse di ogni cittadino che abbia a cuore le sorti della propria nazione. In questi ultimi anni il mondo dell'istruzione è al centro di un intenso dibattito circa una sua possibile riforma. I governi che si sono succeduti, pur presentando progetti contraddittori, sono d'accordo su un punto: che la scuola così com'è non va bene, che deve essere cambiata per rispondere più adeguatamente ai mutamenti repentini della società. Esiste uno scollamento sempre più marcato fra preparazione scolastica ed esigenze delle aziende e soprattutto fra le aspirazioni lavorative degli studenti una volta concluso il proprio ciclo di studi e le offerte del mondo del lavoro. Esistono intere regioni italiane, alcune protagoniste di un rapido e brillante sviluppo economico, che manifestano la propria disaffezione verso l'organizzazione odierna degli studi, registrando cifre record di abbandoni ed evasioni dall’obbligo scolastico. Il numero di laureati e diplomati, in Italia, risulta essere inferiore alla media dei Paesi economicamente sviluppati. Il problema di un cambiamento nel mondo della scuola, va detto, non è avvertito soltanto in Italia, ma è al centro di un dibattito politico e culturale in pressoché tutti gli stati più evoluti, Usa in testa. Intanto, molti sono dell'avviso sia necessario da un lato elevare l'obbligo scolastico ai 16-18, dall’altro abbassare l’età in cui lo studente si diploma e si laurea. La scuola dovrebbe manifestare una maggiore attenzione per il mondo del lavoro e delle professioni, dovrebbe curare la formazione professionale, quello che una volta era considerato il lavoro manuale, termine ormai obsoleto: nella società postindustriale la quasi totalità dei lavori esige una preparazione teorica e intellettuale e delle nozioni di tutto rispetto. I precedenti, storici, grandi successi dell'Italia nell'artigianato dovrebbero stimolare un orientamento più convinto in questa direzione. Michele Zema |