La sanita' ...


Molfetta,  3 giugno 2010

 

Molti cittadini si lamentano della sanità italiana per quanto riguarda il servizio che non funziona con la dovuta efficienza. Da nessuna altra parte del mondo, probabilmente, esiste il corrispettivo di quel brutto neologismo che da noi, in Italia, risponde a "malasanità".
Spesso questo giudizio parzialmente negativo si basa su esperienze personali di disservizi, che, quando riguardano una sfera così importante e delicata come quella della salute, vengono avvertiti in maniera particolarmente acuta.
A mio avviso, tuttavia, il motivo principale per cui il servizio sanitario viene avvertito come inadeguato, non sono i reali malfunzionamenti, quanto l'immagine che ne trasmettono quotidianamente i media.
Sempre alla ricerca di eventi sensazionali e di vicende commoventi, che, facendo scalpore, incrementino il pubblico di fruitori, carta stampata e televisione si concentrano su tutti quegli eventi negativi capaci di attirare l'attenzione dell'opinione pubblica, trascurando quanto di buono e di efficace ogni giorno viene fatto negli ospedali e nei servizi sanitari territoriali.
La sanità italiana probabilmente non è organizzata secondo criteri manageriali aggiornati. Ci sono con ogni probabilità sprechi e disattenzioni; viene trascurata spesso una cultura del "servizio", che ponga il paziente, il cittadino ammalato, al centro del processo di cura, facendo prevalere invece, in molte occasioni almeno, interessi corporativi intollerabili.
Le strutture stesse sono forse vecchie, obsolete; gli ospedali e gli edifici adibiti alla diagnosi e alla cura in genere, sono spesso di concezione superata, oltre a non essere sottoposti alla dovuta e periodica manutenzione.
Possiamo definire in maniera plateale secondo studi internazionali, che pongono il nostro servizio sanitario ai vertici mondiali per efficacia e soprattutto per capacità di raggiungere l'intera popolazione, cosa che non si verifica per realtà tecnologicamente molto avanzate come gli Stati Uniti, dove molte persone sono di fatto escluse, a causa del basso reddito, dalle prestazioni sanitarie.



Michele Zema





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