L' Euro...


Molfetta, 20 luglio 2009


Gli italiani hanno accolto l'euro con sostanziale ottimismo. Qualche perplessità nei consumatori all'interno di negozi e supermercati, qualche coda di troppo negli uffici pubblici e nelle banche, sintomo di alcuni cronici problemi organizzativi, qualche incertezza nelle quattro operazioni aritmetiche fondamentali necessarie per convertire le lire in euro e viceversa, dovute alla mancanza dei necessari automatismi mentali; gli anziani che faticano, come è giusto alla loro età, ad assorbire cambiamenti e a mutare abitudini, ma possiamo dire che ce l'abbiamo fatta, che l'ingresso del nostro paese in Europa è un fatto ormai consolidato, alla faccia di tutti gli scettici e i profeti di sventura.

L'avvento dell'euro sancisce, di fatto, l'unione dell'Europa dei mercanti, dell'economia e del commercio. Su questo fatto sono stati in molti a polemizzare, a scuotere la testa, a considerare troppo deboli le fondamenta su cui l'unione di nazioni così diverse si basa. E' altresì evidente a tutti e sicuramente positivo che gli scambi commerciali traggono, dall'avvento della moneta unica , un beneficio in termini di facilità e sicurezza. Ma l'introduzione dell'euro va ben al di là, anche nelle intenzioni di chi ne ha preparato l'avvento, dei puri benefici commerciali. Sancisce, di fatto, l'esistenza di una comunità che usa una sola moneta, dove l'enfasi non va posta sul secondo termine, ma sulla costruzione di una comunità forte, autorevole, influente, capace di far sentire la propria voce e i propri interessi nel consesso mondiale, al di là degli interessi particolaristici di ogni singola nazione. Quello che stiamo vivendo non è, dunque, un mero cambiamento economico; si tratta, invece, di un profondo rivolgimento storico, politico, sociale.
L'euro rappresenta un passo significativo nella costituzione di una unità culturale consistente, capace di influire sugli equilibri e sulla pace nel mondo. Noi italiani, abituati nei secoli passati alle dominazioni straniere, abbiamo poi , finalmente, la possibilità di confrontarci in maniera più stretta con paesi molto evoluti, come la Francia, la Germania, i Paesi Scandinavi e adeguare le nostre istituzioni a modelli migliori.



Michele Zema





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