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L' articolo 18Molfetta, 27 aprile 2010
Nel tempo si è creato un ulteriore conflitto fra le parti sociali, imprenditori da una parte, lavoratori dall'altra, si è instaurato, in questi ultimi mesi, un elemento di aspro scontro, di forte contrapposizione, come non succedeva da anni. Il motivo del contendere è rappresentato dalla esplicita volontà del governo di modificare l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, quello che prevede il reintegro del dipendente licenziato per giusta causa. Senza entrare nel merito di sottili e specialistiche distinzioni giuridiche, si tratterebbe di concedere agli imprenditori una maggiore libertà di licenziare. Secondo molti esperti di economia e di diritto del lavoro, quella sull'articolo 18 sta diventando una contesa di principio, una sorta di guerra di religione. Dopo i primi entusiasmi, i cittadini italiani si stanno rendendo conto che trapiantare nel nostro paese brandelli del modello economico americano, non rende la vita migliore. Già i cauti cambiamenti che stanno per essere introdotti nella sanità e nella scuola non lasciano presagire nulla di buono: tiket aggiuntivi e discriminazioni basate sul censo. Dall'America stessa giungono segnali contraddittori, voci critiche, allarmi ragionevolmente fondati; milioni di cittadini americani vedono profilarsi all'orizzonte della loro vita quotidiana nuove insicurezze, nuove angosce, nuove povertà determinate da uno sviluppo economico troppo disordinato e incontrollato. Lavorare nella totale incertezza del proprio futuro toglie significato all’esistenza e finisce col rendere precari i rapporti umani stessi. Che in Italia, poi, ci sia bisogno di maggiore flessibilità per favorire l'occupazione mi sembra ipotesi largamente condivisibile. Una flessibilità, semmai, bidirezionale. Per favorire l'occupazione, senza ricorrere necessariamente a norme più vessatorie nei confronti dei lavoratori, possiamo asserire, che c’è bisogno di formazione e per un sistema del "collocamento",un orario di lavoro diverso e una mobilità all'interno del Paese. Michele Zema |