Il conflitto tra palestinesi ed israeliani...
Molfetta, 29 gennaio 2010
Il conflitto tra palestinesi ed israeliani……
Il Medio Oriente dista dall'Italia poche ore di aereo, eppure ci è difficile decifrare gli avvenimenti inquietanti e sanguinosi che attraversano questa area geopolitica ormai da decenni e che negli ultimi mesi hanno conosciuto un'angosciosa escalation di violenza. Non so dire se sia la più grave del nostro tempo, in termini di vittime e di crudeltà perpetrate; in molti Paesi dell'Africa forse accade quotidianamente di peggio nell'indifferenza generale; ma certamente la questione palestinese è quella che occupa la priorità nell'agenda di politica estera delle principali nazioni del mondo sviluppato e nella coscienza dei loro cittadini, fino a essere diventata il paradigma dello scontro fra due civiltà, quella araba e musulmana da una parte e quella occidentale dall’altra. Noi tutti in Occidente, senz'altro in Italia, dove le comunità ebraiche vantano una presenza rilevante e qualificata in numerose città, siamo stati sensibilizzati alle sofferenze che nell'ultimo secolo sono state inflitte agli ebrei: discriminazioni, persecuzioni, campi di sterminio. L'Ebreo è assurto a Vittima per eccellenza di quel secolo sanguinario che è stato il Novecento in Europa. Gli ebrei hanno goduto e godono, dal dopoguerra in poi, di molte simpatie e solidarietà; in più, molti di noi sono colpiti dalla cultura che questo popolo ha saputo esprimere, dai bellissimi libri che ha prodotto: "Se questo è un uomo" di Primo Levi, tormentosa e penetrante testimonianza della vita nei campi di concentramento nazisti, è per esempio ormai un classico della letteratura italiana, e molta è la letteratura novecentesca italiana di qualità, si pensi a Bassani, prodotta da membri delle comunità ebraiche o da scrittori di origini ebree. Una convivenza resa difficile forse già dalla spartizione territoriale della zona. Gli israeliani si sentono minacciati nella loro sicurezza e nel loro diritto a costituirsi in nazione, i palestinesi si sentono oppressi, ghettizzati, spodestati, colonizzati, cacciati a forza dai loro territori. Ad un certo punto la situazione è diventata insostenibile al punto che i palestinesi hanno organizzato attacchi terroristici (ma loro non li riconoscono come tali, li definiscono atti di martirio, necessari alla causa palestinese e alla guerra santa) affidati a kamikaze che fasciati di bombe si lasciano esplodere facendo vittime fra i civili, rendendo impossibile a milioni di israeliani attendere alle più comuni attività quotidiane: fare la spesa, ballare, lavorare, divertirsi normalmente, rendendoli prigionieri di una plumbea, cupa, cappa di paura. La reazione degli israeliani è stata una guerra, da loro definita "contro il terrorismo", che assume sempre più i connotati dello sterminio di massa, almeno a giudicare dalle notizie diffuse dai media. L’unica strada da intraprendere appare quella del dialogo, delle concessioni reciproche, del compromesso, della mediazione. La costituzione, ad esempio, di due stati autonomi. La rinuncia, da parte di Israele, ai territori occupati, l'impegno degli arabi ad accettare una civiltà diversa dalla loro.
Michele Zema
|
|