La Fame...


Molfetta, 3 dicembre 2009

 

Una grave piaga affligge il mondo, nonostante il progresso scientifico e tecnologico: quella della fame. Dallo Zambia al Madagascar, dallo Zimbawe alla Somalia, al Malawi, paesi che a malapena sapremo indicare sulla carta geografica, milioni di persone sono affamate e 24 mila, dicono le statistiche, muoiono, ogni giorno, a causa della sottoalimentazione.

La Globalizzazione dell’ economia , così foriera di trasformazioni migliorative anche per paesi poveri, non ha ridotto il fenomeno, anzi, secondo molti, lo ha acuito.

Un esempio dei possibili effetti perversi della globalizzazione ce l'ha fornito la cronaca recente:  l'aumento del prezzo del petrolio ha causato il ricorso sempre più massiccio, da parte dei paesi importatori, a fonti energetiche alternative, come i biocarburanti ricavati dal mais e dalla soia. Questa ed altre cause in apparenza eterogenee, come l'aumento del consumo di carne in Cina e la bolla dei mutui subprime statunitensi, hanno provocato squilibri e turbolenze nei mercati globalizzati con annesse speculazioni in Borsa, che hanno contribuito a determinare un forte rincaro dei prezzi del riso e degli altri cereali. Una serie di complesse reazioni a catena, tipiche di un mercato sempre più globale, ha così prodotto carestie e malnutrizione in alcune regioni dell'India, in Egitto e persino in Argentina. Lo spettro della fame, indotto dall'aumento dei prezzi delle derrate alimentari, oggi sembra ormai lambire, secondo il parere di attendibili esperti, persino alcune fasce sociali dei Paesi abbienti. Sulle cause della fame nel mondo si possono formulare varie ipotesi.
La prima, che definirei "terzomondista", considera la fame delle popolazioni del Terzo Mondo, 982 milioni di persone che vivono con un dollaro al giorno o meno, come l'effetto dello sfruttamento economico esercitato dall'opulento Occidente, come uno squilibrio prodotto da un'economia disordinata e violenta quale quella capitalista.
Altri vedono nella fame l'esito della sconfitta di quella parte del mondo, che non ha voluto o non ha saputo adeguarsi al rigoglioso sviluppo delle società contemporanee, che ha segnato il passo al cospetto dell'espansione industriale e tecnologica propria delle economie più dinamiche.
Autorevoli commentatori rilevano, invece, nell'insostenibile incremento demografico delle popolazioni dei paesi più arretrati economicamente la causa principale del loro deficit alimentare.



Michele Zema





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